Il Gruppo di ricerca

Dai percorsi progettuali fin qui realizzati sta prendendo forma ed è in via di costituzione un gruppo di persone interessate ad un percorso di ricerca sul grande tema: Cultura, Arte, Teatro, Partecipazione, Ben-essere e Salute.

E' un gruppo aperto, quindi in continuo divenire, dove chiunque ne condivida il Manifesto è il benvenuto. Riferimento del gruppo Pino Fiumanò, disponibile, attraverso le pagine del sito "come contattarci" e "libro degli ospiti spazio di condivisione", a prendere in considerazione richieste di collaborazioni, condividendone le forme e le modalità più idonee e possibili con gli stessi interessati.

 

Chi siamo

 

Pino Fiumanò, 1960.

Infermiere Professionale, attore e regista formatosi al Tangram Teatro di Torino; ha curato la regia di opere di Dario Fo ed Eduardo De Filippo.

Ha conseguito il titolo di Master in Teatro Sociale e di Comunità presso l’Università di Torino, anno accademico 2012/2013, con votazione finale di 110/110 con lode. Titolo tesi: Teatro e sviluppo di comunità all’A.O. Ordine Mauriziano. Un progetto di T.S.C. e di promozione della salute. Ideatore e project manager di alcuni progetti di teatro sociale e di comunità presso l’A.O. Ordine Mauriziano; nel Dicembre 2013, “Taglio e Cucito”; testo teatrale inedito, che ha portato in scena il personale medico e infermieristico, ausiliario e amministrativo del blocco operatorio; “Umanizzazione dei luoghi di Cura. Costruire luoghi e spazi di ben-essere per curati e curanti del blocco operatorio generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano"(2016/2018). 

Aiuto regia e ricerca drammaturgica di “Come Guerrieri senza Spada”, azione di teatro sociale con pazienti afasici e studenti del corso di laurea di infermieristica e logopedia dell’università di Torino.

Da alcuni anni sta portando avanti una propria ricerca per un teatro antropologico (un format innovativo) che metta al centro la formazione ed il ben-essere dei curanti orientato a costruire percorsi di umanizzazione delle realtà sanitarie per trasformare i luoghi della cura in luoghi che curano. 

Che ruolo può avere la creatività e l’arte nella formazione delle competenze professionali di medici ed infermieri? Il teatro può farsi promotore di ben-essere e resilienza? Le competenze relazionali dei curanti migliorano la qualità della cura e la vita dei pazienti e dei loro caregiver? Hanno una ricaduta anche sui bilanci sanitari?

   

Teresa Siena, 1979.

Infermiera Professionale, attrice di Teatro dell'Oppresso, attualmente in formazione presso la Scuola di Formazione in Teatro Sociale e di Comunità, ha partecipato al gruppo di progetto “Umanizzazione dei luoghi di Cura. Costruire luoghi e spazi di ben-essere per curati e curanti del blocco operatorio generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano"(2016/2018). 

Emilio Campobenedetto, 1981.

Infermiere per professione dal 2006, viaggiatore per passione. Nato in Val di Susa ma con il cuore in Scandinavia, divido il mio tempo tra il reparto di Rianimazione Cardiovascolare, i viaggi e la fotografia. In “Umanizzazione dei luoghi di Cura. Costruire luoghi e spazi di ben-essere per curati e curanti del blocco operatorio generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano"(2016/2018) ho avuto la possibilità e l’opportunità di scattare fotografie in un ambiente molto particolare come la sala operatoria. Ho cercato di cogliere nei visi, negli sguardi e nella gestualità delle mani la dimensione umana di chi ci lavora, a costruirne un’immagine condivisa e condivisibile di un gruppo che sceglie così di presentarsi e accogliere i propri pazienti.

 

                                                                                                                 Monica Fiorentini, 1965.

 

Infermiera professionale dal 1984 ora strumentista presso l'Ospedale Mauriziano dal 2001. Nel progetto  “Umanizzazione dei luoghi di Cura. Costruire luoghi e spazi di ben-essere per curati e curanti del blocco operatorio generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano"(2016/2018) ho partecipato allo studio e alla ri-progettazione dello spazio “corridoio di ingresso alle sale operatorie” utilizzando i linguaggi delle arti figurative nella scelta delle forme e dei colori, elementi simbolici funzionali al raggiungimento degli obiettivi progettuali. Esperienza questa che ha avuto rilevanza formativa sia sul piano strettamente personale che su quello professionale, aiutandomi a sviluppare la capacità di relazione e di collaborazione con gli altri per il raggiungimento di un traguardo comune. In merito al percorso progettuale al quale ho partecipato sono interessata a fare parte del gruppo di ricerca per sviluppare nuove prospettive.

Vincenzo Segala, 1956.

 

Anestesista. Direttore S.C. Anestesia e Rianimazione Generale.

Un giorno, di qualche tempo fa, ho visto gli infermieri di sala operatoria piangere per la morte di una nostra collega ed ho pensato che non avrei più avuto accanto quella straordinaria infermiera, a cui alcuni ignari pazienti devono la loro sopravvivenza. Ho pensato che il mio lavoro sarebbe diventato più difficile. A partire da quella occasione, è stata una cosa nuova iniziare a guardare da un altro punto di vista la gente che popola il mio mondo, cercando di vedere oltre alla espressione di quella tecnica che, anche se esercitata bene, non può che caratterizzare solamente un lavoro artigianale: con più attenzione mi è sembrato di vedere le note di una espressione artistica in alcuni sanitari. Mi piace pensare che sia così. In ogni caso una nuova emozione ed un nuovo intento relazionale sono diventati in quel momento più visibili, ed è sembrato possibile parlare ancora di quel valore umano, da tempo schiacciato ed ignorato dal ritmo del cosiddetto processo produttivo, come motivo fondamentale della scelta professionale di moltissimi sanitari. Il piano umano come risorsa nell'esercizio globale della professione, uno strumento potente per la qualità e la quantità del nostro lavoro. Dalle parole ai fatti, questo il merito di alcuni infermieri che oltre alla passione per il proprio mestiere hanno utilizzato strumenti culturali nuovi per la costruzione di luoghi e spazi di umanizzazione per tutti gli uomini. Sono orgoglioso di essere in questo spazio con loro.

Chiara Valentini 1978.

 

Sono un’anestesista del servizio di Rianimazione Generale dell’A.O. Ordine Mauriziano, Specializzata nel 2007.  La salute viene definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1946 come "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia" e questo penso sia la nostra “missione”: contribuire a questo stato di benessere, non solo con le doverose cure mediche, ma con la cura di tutta quella sfera emotiva e “immateriale” che fa parte del nostro essere, tanto più in un momento delicato del nostro percorso che è quello dell’esperire una malattia. Ho studiato canto lirico e la musica è vibrazione, se tutto vibra in modo armonico ci si sente bene.